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Negli ultimi trent'anni lo studio scientifico del cavallo nel suo autentico ambiente naturale, quello cioè in cui la specie si è evoluta nel corso delle ere geologiche, ci ha restituito una immagine complessiva del cavallo molto diversa da ciò cui siamo abituati quando guardiamo il cavallo domestico. Tra le sette specie di equidi oggi viventi, infatti, il cavallo appartiene alle vaste praterie della fascia temperata, caratterizzate da un clima con estremi molto spiccati, con inverni rigidissimi ed estati torride (escursione termica da +40° a - 20° C ed oltre). In tali praterie le piante erbacee, unico alimento di cui la specie si nutra, hanno caratteristiche molto diverse di quelle del prato verde cui il proprietario medio pensa quando immagina l'ambiente del cavallo, sia in termini di quantità come anche per quanto riguarda la qualità. Anche i terreni, per la maggior parte dell'anno aridi, quando non gelati, sono qualcosa di molto differente da ciò che la maggioranza dei proprietari immagina. Di conseguenza anche le modalità di vita imposte da un tale ambiente sono completamente sconosciute alla grandissima maggioranza del popolo dei cavalieri (v. Immagini Introduttive). Sulla base di ciò che il mondo tradizionale del cavallo tramanda si crea nella mente dei proprietari una immagine  dell'ambiente naturale del cavallo che finisce quindi per essere del tutto errata. Le conseguenze di ciò portano ad una salute complessiva del cavallo domestico, nonché alle prestazioni con essa connesse, che finisce per rivelarsi nient'altro che un pallido scimmiottamento se paragonata a quella del suo corrispettivo autenticamente naturale.

Le uniche popolazioni veramente selvagge, cioè non influenzate dal contatto con l'uomo, che ancora vivano in ambienti con tali caratteristiche sono quelle dei cavalli del Great Basin, un ampia regione degli Stati Uniti dove i cavalli ritrovano il loro "ambiente primordiale", l'unico nel quale la specie, essendosi evoluta appunto per vivere in ambienti come quelli, riesce ad esprimere veramente la propria essenza. Per questo ci ispiriamo a tali popolazioni nel ricercare, con approccio assolutamente scientifico, la realtà del cavallo in natura.

Da ciò nasce la filosofia "Barefoot" (lett. "scalzo"), che prendendo il nome dal fatto che l'animale viene utilizzato senza ferri, significa però molto di più. Bisogna infatti capire come seguire le nostre idee significhi molto più che semplicemente togliere i ferri e pareggiare il piede, bensì fare in modo che il piede torni alla sua essenza naturale.

Il cavallo nasce infatti provvisto dalla natura di quella struttura meravigliosa che è il suo zoccolo. Allo stato naturale esso è perfettamente funzionale alla vita che il cavallo conduce, fatta di lunghi spostamenti alla ricerca di quanto necessario alla sua sussistenza. L'uomo nel corso del suo rapporto con questo animale, lo ha utilizzato per circa 4000 anni senza nulla di applicato allo zoccolo (ved. Storia), e solo negli ultimi mille anni ha cominciato ad utilizzare, per diversi supposti motivi,  la ferratura. Oggi un largo movimento di persone, un pò ovunque nel mondo, riscopre i vantaggi dell'uso del cavallo Barefoot , soprattutto in termini di salute complessiva dell'animale, e non solo di piede. Quest'ultima è infatti la prima motivazione che deve spingerci alla scelta del cavallo scalzo e che ci sosterrà di fronte alle difficoltà cui andremo incontro.

Leggendo le pagine di questo sito, apprenderete di come sia possibile, attraverso le modalità e le tecniche appropriate, utilizzare il cavallo con il suo piede naturale per qualsiasi attività equestre. Probabilmente la cosa vi interesserà, qualcuno si entusiasmerà, altri ancora decideranno di provare. Dovete però tener presente che, pur essendo una via che conduce in modo certo a salute e soddisfazioni, la strada del cavallo naturale può apparentemente non essere una strada facile, ma che lo diviene se correttamente guidati da un professionista competente (ved. Professionisti).

Raccogliamo tali modalità e tecniche su Quattro Pilastri:

  • Equitazione rispettosa rispettosa degli schemi motori dell'animale (indipendentemente dallo stile di monta, dalle attività e dalle modalità di addestramento)

 

La scelta fondamentale, da cui discendono tutte quelle che seguiranno, è quella di ricondurre il più possibile le condizioni di vita del cavallo a quelle che sarebbero se il cavallo vivesse selvaggio. Ciò sembrerà apparentemente impossibile, avendo il cavallo in natura areali che possono facilmente superare i 100 km2. Attraverso la tecnica del Paddock Paradise è invece oggi possibile creare un habitat che, seppur diverso da quello veramente naturale, induca tutti gli schemi comportamentali che l'animale svolge in natura, inducendo tra l'altro un movimento naturale, sia in quantità che, aspetto importante, in modalità. Il Paddock Paradise è l'unica tecnica di gestione che induca quindi comportamenti veramente naturali anche in ambienti che, vivendo i cavalli con noi, giocoforza naturali non riescono ad essere.

Le scelte che derivano dalla scelta fondamentale sono quindi di diversi tipi.

In primis vi sono delle scelte nella gestione che è necessario operare.

Poiché il movimento rappresenta il cardine del successo di questa filosofia è necessario che il cavallo viva libero, in spazio ampio, o meglio ancora in Paddock Paradise, in compagnia di suoi simili, tutta la giornata o gran parte di essa. Fondamentale a tale scopo non è la sola disponibilità di spazio dove muoversi, ma che all'animale vengano fornite le giuste motivazioni a muoversi, così come avviene allo stato selvaggio. La tecnica del Paddock Paradise nasce appunto per fornire tali stimoli.

Per una trattazione più dettaglia sulla gestione vedere la pagina relativa (v. Gestione)

In secundis vi sono delle difficoltà connesse con il pareggio del piede.

L'attività del pareggio richiede studio, applicazione e tirocinio. Non è assolutamente una attività banale o da sottovalutare, sia per il contenuto tecnico, che per la pratica manuale che richiede, che ancora per il non trascurabile sforzo fisico connesso. (ved. Pareggio)

Sebbene sia certamente possibile, ed anzi assai auspicabile) rivolgersi ad un "professionista delle cure naturali del cavallo" (v. Professionisti), bisogna comunque rendersi conto che il proprietario debba essere conscio della necessità di un pareggio regolare nel tempo, e di come dovrà comunque sempre svolgere una assidua attività di controllo del piede, anche eventualmente attuando delle semplici rifiniture tra un pareggio e l'altro con della carta vetrata.

Infine bisogna tener presente che qualsiasi cavallo a cui vengano tolti i ferri và incontro ad un Periodo di Transizione, di durata variabile da pochi giorni o settimane per i casi più usuali, ad alcuni mesi o un anno ed oltre,nel caso di patologie pregresse. In questo periodo il cavallo subirà delle limitazioni nel suo impiego, o sarà utilizzabile attraverso l'uso di scarpette. La durata di tale periodo inoltre non è assolutamente prevedibile a priori, dipendendo da un numero altissimo di fattori variabili.

Vi è inoltre il capitolo delle modalità di svolgimento attività equestri. Molti dei problemi che i cavalli sviluppano dipendono da un'equitazione non rispettosa degli schemi motori dell'animale in natura. Ciò non significa che vi siano attività precluse di principio, ma che, qualunque sia l'attività stessa, essa venga svolta nell'osservanza di movimenti consoni con quelli che la natura ha evoluto. La monta classica, negli ultimi 500 anni, ha molto scritto e capito su tali argomenti, mentre l'equitazione "moderna", nell'ultimo mezzo secolo, ha spessissimo dimenticato tali acquisizioni. Ciò ha comportato il proliferare di patologie, quali ad esempio la navicolite, che sono completamente sconosciute al cavallo selvaggio.

Da quanto fin quì esposto si comprenderà come le difficoltà non dipenderanno tanto dalla scelta in quanto tale, peraltro abbastanza semplice, quanto piuttosto dalla scarsa disponibilità del mondo tradizionale del cavallo a renderne possibile l'attuazione. Spazi limitati, fieni sbagliati, granaglie e zuccheri semplici distribuiti a piene mani, notevoli pressioni psicologiche contrarie, sfruttamenti dissennati dei cavalli, sono solo alcuni dei problemi che vi troverete a fronteggiare. Per questo sarebbe auspicabile scegliere centri che abbiano fatto loro la scelta Barefoot (ved. Centri), o che siano sufficientemente disponibili a farne proprie le scelte almeno per quel che riguarda quello specifico  proprietario.

Scrivendo tutto questo non abbiamo l'intenzione di scoraggiarvi, ma solo di rendervi consapevoli delle difficoltà che una scelta come quella del barefoot implica. Se siete disposti ad far vostro il tipo di approccio al cavallo che vi abbiamo sommariamente illustrato, avvicinatevi senza timore alla nostra filosofia: ne otterrete immense soddisfazioni, soprattutto in termini di salute dell'animale, ma anche in termini di prestazioni.

L'Associazione vi fornirà tutto il supporto possibile per ovviare alle difficoltà.

Per ulteriori informazioni vi consigliamo di prendere visione dei

Video Introduttivi

 

 

 

 


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